"Grindhouse-Death Proof": un quarto di B-Movie e tre quarti di Tarantino juice.
Tralasciando tutta l’esaltazione e il divertimento che ho provato nel vedere “A Prova Di Morte”, partirò con lo spiegarvi il titolo del film. A prova di morte è la macchina corazzata del “cattivo” di questo gioiello di puro condensato Tarantiniano. Ma è a prova di morte solo per chi siede al posto conducente, cioè l’incredibile Stuntman Mike, interpretato da un grande Kurt Russell.Molto probabilmente tutti sanno già cosa si intende per progetto “Grindhouse” (e chi non lo sa vada a leggersi un nostro vecchio post che spiega tutto alla perfezione) e quindi tutti sanno che questo film è un omaggio ai film di “serie b” che Tarantino tanto ama. Questo particolare è da tenere a mente perché ogni difetto e ogni banalità presente nel film diventa quasi in automatico un pregio. Uno di questi falsi difetti è il bianco e nero improvviso che occupa un buon 10 minuti di film. Fattaccio che sicuramente colpiva le bettole che proiettavano i “filmacci” di cui sopra e che viene usato in maniera eccelsa. Sostanzialmente il bianco e nero prende i primi minuti di una nuova ambientazione, di cui ci sono sconosciuti dettagli e colori. Nel momento in cui tutto riprende colore c’è un vero e proprio spiazzo visivo che colpisce molto. Io sinceramente mi immaginavo tutto di tinte diverse.
Parlando di vicenda vi dico che si parla di un maniaco che va in giro ad ammazzare delle belle ragazze con la sua auto da stunt “a prova di morte”, appunto. Una storia blanda, direte voi. Certo, vi rispondo io. Ma conditela con tutto quello che vi aspettereste dal buon Quentin: dialoghi incredibili, tante autocitazioni messe apposta per far impazzire i fan (sono impazzito), qualche riferimento ad altri film o serie (dare del cieco a qualcuno chiamandolo Zatoichi è geniale), particolare attenzione a cocktails o bevande alcoliche e tutte quelle continue chicche che nel bene o nel male spiazzano sempre lo spettatore.
Tra le tante attrici che con la loro presenza e i loro dialoghi allucinati danno sostanza al film vi rammendo Rosario Dawson, Vanessa Ferlito (imperdibile la sua lap dance) e Zoe Bell, la controfigura di Uma Thurman.
Alla fine c’è da dire però una cosa, questo film vale molto ma molto di più per chi ama e conosce il regista. Questo Tarantino l’ha anche capito e ci macina sopra, ma come dargli torto. Se (come me) siete amanti del genietto, allora aggiungete pure mezzo punto in più al voto. Era da tempo che due ore di film non volavano via così piacevolmente veloci.
Ultime due cose: se esiste davvero un film dal titolo “Zozza Mary Pazzo Gary” e lo conoscete vi prego di farmelo sapere al più presto; tra le canzoni della bellissima colonna sonora c'è anche il tema principale di "Italia a mano armata", un vecchio polizziottesco italiano del 1976.
Voto Para: 3/4
Tarantino è riuscito a fare un buon omaggio non ad un singolo film, o ad un singolo filone, ma ad un intero modo di fare cinema.
Sequenze esaltanti, in particolare, sono i "finti" errori di regia: salti di pellicola, sovrapposizioni e ripetizioni sonore, bianco e nero... soprattutto nella prima parte (a mio parere migliore della seconda).
Volevo segnalare in particolare uno di questi errori: uno zoom che vuole inquadrare più da vicino Jungle Julia, ma il cameraman "sbaglia" e schiaccia per un mezzo secondo lo zoom indietro invece dello zoom avanti... Da sballo cinefilo...









